Hellblade 2: 50 sviluppatori al lavoro sull’esclusiva Xbox

Anche con un team di piccole dimensioni è possibile distribuire un prodotto di qualità capace di spingere un po’ più in là limiti tecnologici e di genere. Questa è la filosofia di Ninja Theory, abbracciata appieno con lo sviluppo del primo Hellblade e utilizzata come colonna portante per lo sviluppo dei suoi prossimi progetti. Dopo l’annuncio di Project Mara, ultimo progetto in lavorazione presso lo studio, arrivano novità anche sullo sviluppo di Hellblade 2.

Un nuovo modello di sviluppo

Il titolo sfrutterà un nuovo modello di sviluppo ideato dallo stesso team, chiamato Dreadnought. Poche persone e tecnologie all’avanguardia, come la generazione procedurale o i cosiddetti smart tool, saranno ancora una volta al centro dello sviluppo di quello che ormai non sappiamo più se definire Indie AAA. A rendere sicuramente indipendente lo sviluppo è la dimensione del team che si sta occupando del progetto, parliamo del doppio degli sviluppatori del primo titolo, ovvero 40/50 persone rispetto alle 20/25 di Hellblade. Davvero poche persone per sviluppare un AAA.

Primi dettagli

Il primo Hellblade stando agli sviluppatori ci ha dato modo di addentrarci nella psicosi della protagonista, il suo seguito usa queste basi narrative per costruire qualcosa di nuovo. In Hellblade 2 scopriremo come pazzia e sofferenza possono modellare la religione e i culti. Esploreremo ancor di più il cervello di Senua riprendendo il suo percorso là dove si era interrotto.

E per quanto riguarda la struttura del titolo? Avendo così poche persone dedite allo sviluppo possiamo escludere che sia un gioco open world o comunque di più ampio respiro rispetto al primo?

Ni. Ninja Theory di sicuro non ha sotto il cofano lo stesso budget del primo gioco, nemmeno lo stesso staff se per questo ma di certo non possiede l’organico necessario per produrre un AAA open world per come tutti lo intendiamo. Un gioco alla Horizon, giusto per fare un esempio e capirci meglio. Nonostante questo però è anche vero che negli ultimi anni sono stati sviluppati dei titoli come We Happy Few che sfruttano la generazione procedurale per costruire mappe di ampie dimensioni. C’è poi una cosa da dire, nessuno conosce la data di uscita del gioco, il quale potenzialmente potrebbe rimanere in sviluppo per i prossimi 2 o 3 anni.

Per comprendere la struttura del titolo bisogna prima capire le intenzioni del team. Vogliono restare in una dimensione più intima dove poter raccontare con più facilità una storia e spingere il piede sull’acceleratore in termini grafici? Oppure vogliono ampliare un po’ la struttura anche a costo di sacrificare la narrativa? Per rispondere a queste domande dovremo però aspettare.

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