Gli anime sono per bambini? Scopriamolo

I film sono per adulti? La risposta mi sembra abbastanza ovvia ma quest’articolo nasce proprio per cercare di dare una spiegazione al perché oggigiorno venga ancora posta una domanda altrettanto inutile come “gli anime sono per bambini?”.

Gli anime sono per bambini? Partiamo dall’inizio

Ci sono vari modi per definire un “anime” (アニメ, dall’abbreviazione di アニメーション, ovvero “animēshon”, traslitterazione giapponese della parola inglese “animation”, che sta per animazione): prodotto d’intrattenimento commerciale, fenomeno culturale di massa, forma d’arte tecnologica, ma solo perché è animato non vuol dire che sia per bambini. Contrariamente a quanto si pensa, in moltissimi anime si trattano temi maturi che solo un adulto può capire. Quindi una domanda nasce spontanea: com’è possibile che si generalizzi l’idea che essi non siano per adulti?

Gli anime sono per bambini? Scopriamolo

Illustrazione del film animato Perfect Blue, di Satoshi Kon

La prima soluzione che viene in mente è perché in Occidente i prodotti d’animazione sono principalmente diretti a un pubblico molto giovane; oppure anche perché i prodotti che importiamo dal Sol Levante tendono a essere per bambini. Qui facciamo una piccola digressione per chiarirvi come funziona l’industria nipponica di anime e manga. La maggior parte degli anime non sono altro che adattamenti animati di manga, ovvero i classici fumetti giapponesi. Questi manga hanno un target demografico ben definito per la gran parte. Ci sono manga shounen, rivolti ai ragazzi fino ai 18 anni, manga seinen che invece sono destinati ad un pubblico adulto, oltre la maggiore età. Poi abbiamo i manga shoujo, che non sono altre che la controparte femminile degli shounen e i manga josei che sono la controparte dei seinen per le donne. Infine abbiamo i kodomo, che sono effettivamente manga dalla scrittura semplice destinati ai bambini.

Perché il modo superficiale di pensare occidentale è sbagliato

Tornando alle nostre convinzioni occidentali sui “cartoni animati”, ricordiamo anime importati come “Sailor Moon” (shojo) e “Dragon Ball” (shounen) di cui non si deve dimenticare l’ingombrante censura presente in questi titoli, già destinati ad un pubblico giovane, rendendoli ancora più infantili. La verità è che gli anime non sono tutti come i Pokémon o Dragon Ball che abbiamo imparato a conoscere dalla TV. Anzi, ci sono molti titoli adatti solo per un pubblico più “cresciuto”. Temi sessuali, abusi di droghe, questioni morali sono solo alcune motivazioni del perché gli anime non sono solo per bambini. Mentre alcuni anime hanno come protagonista ragazzi liceali, altrettanti sono incentrati sulla vita di adulti. Nonostante i temi trattati, i ragazzini solitamente non sono interessati alla vita di chiunque sia sopra i vent’anni, rendendo serie come “Mushi-shi” o “Shirobako” inadatte per quel tipo di pubblico.

Il concetto di fallimento e di non potercela fare

Inoltre, è sorprendente notare quanti protagonisti di opere per ragazzi devono affrontare l’ostacolo del fallimento. Certo, è utile per un bambino capire che effetto fa fallire, ma il concetto è sicuramente più d’impatto per chi ha vissuto cosa vuol dire non riuscire a farcela, nonostante averci messo tutto ciò che si poteva e anche di più (vero, Haikyuu?). Ma non ci sono solo fallimenti collegati a sport e combattimenti in anime e manga. In diverse opere infatti ci sono protagonisti che hanno reali problemi economici. I soldi sono una preoccupazione importante e onnipresente per gli adulti, “come fare a non spendere troppo?”, “come fare per pagare tasse, prestiti, la retta scolastica e avere abbastanza risparmi per andare in pensione?”. Queste sono domande importanti per chi cerca di farcela da solo, e un ragazzino, che non deve badare a certe cose, non può ritrovarsi in questo tipo di pensieri.

Gli anime sono per bambini? Scopriamolo

Tavola del manga “Homunculus”

Le diverse chiavi di lettura

Passiamo a parlare della famiglia, altro tema molto importante nelle opere nipponiche. Importante non solo nelle opere giapponesi, ma anche qui in occidente, e in genere, positivo. I genitori provano e fanno di tutto per rendere felici i loro figli. Nella vita reale, però, non tutte le famiglie sono perfette e non tutto va sempre rosa e fiori. Anche questo tipo di verità ci viene trasmesso negli anime, dove spesso sono presenti delle relazioni familiari oscure e inquietanti.

Basti pensare a 2 titoli molto famosi come “Naruto” e “My Hero Academia”. Nel primo è presente Sasuke Uchiha il cui clan è stato interamente sterminato da suo fratello maggiore; oppure il secondo che ci presenta Shouto Todoroki, figlio dell’eroe Endeavor che si è sposato e accoppiato più volte, solo per fare un figlio con i giusti geni che potrebbe superare l’eroe N°1 (All Might), e la cui crudeltà ha reso pazza la moglie, tanto da farle sfregiare il viso del proprio figlio Shouto. Nonostante queste due opere siano shounen, è innegabile che contengano avvenimenti che si possano recepire con una diversa chiave di lettura, una volta diventati più maturi e consapevoli di come gira il mondo.

Gli anime sono per bambini?

My Hero Academia

Problematiche etiche e scelte morali

È vero che spesso i protagonisti sono semplici ragazzi che cercano di superare gli esami, evitare che la propria vita sociale si frantumi, o raggiungere qualche strambo traguardo ambizioso. Ma sono ugualmente presenti protagonisti che catturano il pubblico per via della loro ambiguità morale. Esempio perfetto è Light Yagami, protagonista del celebre “Death Note”: lui possiede un quaderno che gli permette di uccidere chiunque il cui nome sia in esso. Lo utilizza per uccidere criminali e migliorare la società, allontanandosi poi dalla sua morale. Il pubblico meno maturo di ragazzi si concentrerà su quanto risulti figo Light o il detective suo opponente L, mentre ciò che affascina un pubblico adulto è la vera domanda che la serie pone: qualcuno ha veramente il diritto di decidere chi muore e chi no? Ambiguità morale e dubbi etici non sfuggono all’industria giapponese che li sviluppa egregiamente in serie di un certo livello.

Oltre ai famosi Death Note e Code Geass, Tokyo Ghoul si inserisce prepotentemente, nonostante un adattamento animato poco all’altezza del manga originale. Scegliere il tipo di cibo che si vuol mangiare è un problema abbastanza serio: fino a dove siamo disposti a spingerci per la nostra sopravvivenza? Cosa mangi determina che tu sia un mostro? I Ghoul sono mostri umanoidi che si cibano solo di carne umana e quando il protagonista viene trasformato in Ghoul lo spettatore si chiederà: è veramente sbagliato, per i Ghoul, uccidere? Cosa li rende diversi dagli umani che mangiano gli animali per la loro sopravvivenza? Queste non sono esattamente cose per bambini, ad esempio.

Gli anime sono per bambini?

Tokyo Ghoul

Il concetto di morte

La morte è essa stessa un concetto difficile da accettare per gli uomini, molti non accettano che i loro amati siano morti o moriranno tanto da voler fare di tutto per cambiare la realtà (“Erased”, mi riferisco a te) e di certo i bambini non sono in grado di gestire l’idea meglio di un adulto. Eppure, essa è presente in molte opere che lasciano un impatto nei cuori del pubblico. “Anohana” basterebbe come esempio: è la storia della morte accidentale di una bambina, Menma, che traumatizzerà il suo gruppo di amici che dovranno confrontarsi con la dura realtà.

Your Lie in April” è un anime su dei liceali e sulla musica, ma i suoi temi molto maturi lo rendono un prodotto anche per adulti. Il protagonista, Kosei, un prodigio del piano, rimane traumatizzato dalla morte della madre tanto da non riuscire più a suonare il piano. Nel frattempo, la sua amica Kaori soffre di una misteriosa malattia. Nonostante ci siano molti momenti divertenti, uno dei temi principali è proprio questo bilanciamento tra malattia mentale e fisica attraverso la realizzazione personale.

Gli anime sono per bambini?

Your Lie in April

Ma lo stesso discorso potrebbe valere con il già citato “Death Note”; o “L’attacco dei giganti”, dove i personaggi vengono massacrati e divorati dai giganti; oppure “Re:Zero – Starting life in another world –” dove il telespettatore deve assistere alla continua morte e la successiva perdita della ragione del protagonista. Questi pur essendo titoli molto famosi, destinati ad un pubblico per ragazzi contengono comunque temi non adatti, o non pienamente comprensibili a bambini.

 

Vendetta e guerra

Tutto questo ci porta a un argomento strettamente legato con la morte, che ci viene proposto in tutte le salse: la vendetta. È un concetto che appare spesso negli anime e non è esattamente la cosa più educativa da mostrare a un bambino, specialmente quando questa vendetta arriva con quantità ingenti di sangue. Ma è veramente giustificata? Non fa che portare solo altra violenza, dolore e lacrime? Esempi sono il già citato Sasuke, di “Naruto”, o il personaggio di Scar in “Fullmetal Alchemist”, uno dei pochi sopravvissuti a un genocidio fatto verso la sua gente, gli Ishvalans.

Gli anime sono per bambini?

Scar da Fullmetal Alchemist

È inevitabile collegarsi alla guerra, non adatta a dei bambini ma che spesso gli anime ci portano ad affrontare in maniera cruda e diretta. Uno degli esempi più famosi è il famoso film “Una tomba per le lucciole”, dello Studio Ghibli, che narra la storia di due fratelli che fanno fatica a sopravvivere in un Tokyo recentemente bombardata. Non vanno dimenticati gli effetti che questi eventi hanno sui personaggi. I problemi fisici e di salute mentale possono emozionare un ragazzino ma solo un pubblico adulto potrà entrare nella vera essenza di questi problemi.

Pregiudizi e stereotipi

Questi sono alcuni dei motivi per i quali gli anime non sono solo per bambini. Ma allora perché molta gente continua a dire il contrario? Perché le persone continuano a definire gli anime come prodotti per bambini? Purtroppo le persone giudicano senza aver provato o approfondito ciò di cui stanno parlando; criticano basandosi su stereotipi e pregiudizi, senza conoscere il vero valore dietro un’opera d’arte come gli anime. Perché è quello che sono e, come tali, andrebbero rispettati, senza alcuna differenza dal rispetto che si ha per il cinema. Tuttavia, il singolo ignorante segue la massa, ripete come un pappagallo quello che dicono tutti.

E poi, è lecito chiedersi: è possible giudicare una passione? Perché gli anime, oltre ad essere prodotti commerciali di massa, sono opere che entrano nel cuore di chi le guarda. Come può una persona stereotipare qualcosa che è soggettivo per antonomasia? Einstein disse: “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” ed è proprio per questo che tutte le domande fatte finora non hanno risposte positive. Eppure non dovrebbe essere difficile da capire che gli anime sono basati su storie vere, di vita quotidiana del mondo reale, popolato dalle stesse stupide persone che giudicano, senza conoscere, ciò che li circonda.

Gli anime sono per bambini?

20th Century Boys

La domanda che ha dato vita a questo articolo sembra tanto futile quanto stupida, ma rispecchia la maggior parte di chi la pone. È più che giusto chiedere, poiché si ignora questo mondo e quindi ci si vuole informare; la stessa cosa non vale se assume il valore di domanda retorica, posta solo per confermare un’idea generalizzata senza fondamenta. In definitiva, gli anime non sono per bambini: sono anche per bambini, come lo sono per giovani, adulti e anziani. Basta limitare un’espressione artistica nata per tutti.

Speriamo che l’articolo sia stato di vostro gradimento e che vi abbia aiutato a capire di più il mondo di anime e manga. Se siete degli appassionati, non dimenticate di dare un’occhiata al resto della nostra sezione al riguardo!

Wol-F

Appassionato da sempre di anime, ho deciso di unire dovere e piacere. Tra binge watching e sessioni notturne di gaming, forse mi laureo.

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