7 anime di Shinichirō Watanabe da non perdere

Shinichirō Watanabe, conosciuto soprattutto per avere dato vita a capolavori come Cowboy Bebop e Samurai Champloo, è probabilmente fra le più rivoluzionarie personalità nel mondo anime, sapendo mescolare insieme diversi generi nelle sue opere. A partire dall’atmosfera noir della New York anni 50 ambientata nello spazio, ai samurai accostati alla cultura del Giappone moderno, accompagnati dall’Hip Hop. Andiamo quindi a scoprire le sue opere insieme, ecco a voi 7 anime di Shinichirō Watanabe da non perdere!

7 anime di Shinichirō Watanabe

In questo articolo vi andremo ad elencare e descrivere, senza ovviamente fare spoiler, le varie opere alle quali Watanabe ha lavorato. Di come sono state importanti per la sua carriera e per la sua crescita professionale nel corso degli anni. Partiamo, dunque.

Macross Plus (1994)

La prima opera che contribuirà all’aumento della fama di Watanabe è un OVA di 4 episodi della popolare serie Macross. Gli eventi prendono piede 30 anni dopo quelli della serie principale: siamo sulla colonia spaziale Eden, dove è inaugurato il Progetto Supernova, che prevede il collaudo di due nuovi caccia spaziali. Ironia del destino, i piloti dei due velivoli sono Isamu Alva Dyson e il mezzosangue Zentradi Guld Goa Bowman, amici d’infanzia poi separatisi a causa di un conflitto. A completare il quadro, una donna amata da entrambi farà la sua ricomparsa nella colonia.

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Come vedremo anche per gli anime successivi di Shinichirō Watanabe, la musica è per lui molto importante. In questa serie è incarnata da Sharon Apple, una “idol virtuale”. Le scene in cui appare sono estremamente suggestive e fanno un ampio uso di giochi di luce e trasparenze, che esaltano al meglio la cantante virtuale. Le animazioni sono di altissimo livello con un ampio uso della computer grafica, andando a realizzare delle sequenze aeree assolutamente spettacolari. La serie, infatti, è una delle pioniere nell’utilizzo di questa tecnica, che cominciò a svilupparsi in Giappone proprio negli anni 90.

Cowboy Bebop (1998)

Arriviamo subito alla punta di diamante di quest’articolo, una delle serie più amate nell’universo Otaku: Cowboy Bebop. Probabilmente il più amato tra gli anime di Shinichirō Watanabe. Composto da 26 episodi, tratto da un soggetto originale, prodotto dallo studio Sunrise e andato in onda fra il 1998 e il 1999.  Siamo nell’anno 2071, in una Via Lattea accessibile attraverso i cosiddetti “Gate”, dispositivi in grado di far compiere viaggi iperspaziali. Spike Spiegel e il suo socio Jet Black, ex-investigatore dell’ISSP, sono due cacciatori di taglie che si spostano di pianeta in pianeta alla ricerca di criminali a bordo della loro astronave: il Bebop. Involontariamente, ai due si aggiungono tre nuovi compagni: il cane iper-intelligente Ein, la provocante truffatrice perseguitata dai creditori Faye Valentine e l’eccentrica e geniale hacker preadolescente Radical Edward.

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Nel corso delle loro avventure, che molto spesso sono fallimentari, tutti i membri dell’improbabile equipaggio dovranno fare i conti con questioni ancora irrisolte del loro turbolento passato. Il tutto trattato con una forte nota filosofica, matura, psicologica ed esistenzialista che riflette sia gli attimi migliori sia quelli peggiori della vita di cinque individui sperduti.

L’influenza fantascientifica si ritrova nell’ambientazione futuristica e nella massiccia presenza tecnologica, anche se lo stile è spesso retrò. Il genere western riveste comunque la maggiore influenza all’interno della serie, generando una perpetua sensazione di assenza di legge palpabile sia per i ricercati che per i membri stessi della ciurma del Bebop. Gli esempi di tale influsso sono molteplici: in primo luogo “Big Shot”, inconcludente show televisivo per cacciatori di taglie seguito dai protagonisti in quasi ogni puntata. Vi è inoltre la costante presenza di saloon, paesaggi desertici, scontri all’arma da fuoco e stalli alla messicana.

L’ambientazione sci-fi è bagnata da un alone noir a metà tra “City Hunter” e “Blade Runner”: il mood, che a tratti richiama l’humour di “Lupin III”, va in perfetto contrasto con una sottotrama cupa e violenta, permeando la serie di un atmosfera piuttosto singolare capace di affascinare da subito lo spettatore. Le scene d’azione intrise di brio e teatralità si susseguono a dialoghi brillanti e nichilisti . Passando da momenti riflessivi a sequenze di puro e grottesco pulp Tarantiniano, in cui densità e rarefazione si alternano armoniosamente, rendendo “Cowboy Bepop” un prodotto estremamente trasversale, catalogabile in più generi, dal poliziesco alla fantascienza.

Cowboy Bebop Shinichirō Watanabe

Cowboy Bebop

La musica è un elemento pressoché centrale: le meravigliose melodie Jazz, Country e Blues, contribuiscono in modo essenziale a creare l’incredibile atmosfera noir e il ritmo della serie. Non a caso il nome della nave è “Bebop”, sottogenere della musica Jazz.

Insomma, la serie è un capolavoro sotto ogni punto di vista e ha inoltre un doppiaggio fatto ad arte, sia in lingua originale sia in italiano. Per questo è un anime da guardare assolutamente, consigliato sia agli esordienti in questo mondo, sia a quelli che lo “bazzicano” già da un po’.

Samurai Champloo (2004)

La seconda perla di Watanabe è proprio quest’anime, tratto da un soggetto originale. La produzione è affidata allo studio Manglobe, per una durata di 24 episodi. Ambientato in Giappone, siamo in un immaginario periodo Edo (1603-1868) dove elementi di azione, avventura e commedia, sono saggiamente mescolati a musica Hip-Hop. Piccola curiosità: il nome “Champloo” (in giapponese チャンプルー, “chanpurū”) deriva dal dialetto di Okinawa e oltre ad essere un piatto tradizionale della cucina di Okinawa, vuol dire proprio “mischiare”/ “fondere”. Lo spirito della serie è in sostanza già racchiuso nel nome.

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Ma torniamo a noi… la trama è incentrata su tre personaggi principali: Mugen, un rozzo e trasandato guerriero vagabondo, e Jin, un calmo e misterioso ronin. I due incrociano le loro strade con quella di Fuu, cameriera che li salva dall’esecuzione capitale che pendeva su di loro dopo un violento scontro. La ragazza riuscirà a convincere i due viandanti a compiere con lei la ricerca del misterioso “samurai che profuma di girasoli”. I tre partono così per un lungo viaggio.

La serie, grazie ai suoi numerosi intermezzi comici riesce a essere molto leggera e di conseguenza molto scorrevole. Non è uno di quei panegirici animati cerebrali e riflessivi che già dopo due puntate ti fanno sentire il bisogno urgente di un’aspirina, e che alla quarta devi sospendere e ricominciare perché non ci riesci a stare dietro. Tutt’altro, è una serie molto spiccia, franca e diretta come il protagonista Mugen, che non ha bisogno d’introspezione e grandi riflessioni personali per essere gradevole.

Così come in Cowboy Bebop, i personaggi secondari di Samurai Champloo sono molti e, per questo, poco sviluppati. A parte il trio di protagonisti, nessun personaggio compare per più di tre episodi.

Samurai Champloo Shinichirō Watanabe

Samurai Champloo

La colonna sonora, composta quasi completamente da brani hip-hop, è quello che contraddistingue quest’anime, rendendolo un’opera unica nel suo genere.  Queste sonorità sostengono egregiamente le movimentate scene d’azione e il montaggio caotico caratteristici di questa serie. La particolarità di “Samurai Champloo” non si ferma solo al tipo di musica. Sono inseriti elementi tipici della cultura rap e hip-hop, oltre a tante piccole cose che sembrano fuori posto nel Giappone medioevale: dagli occhialini di Jin , o i ciondoli che Fuu porta legati al suo tantō (un tipo di pugnale giapponese) come se fosse un cellulare, fino a esempi eclatanti come samurai che parlano a ritmo di rap o che si cimentano in gare di graffiti.

Un incredibile miscela di diverse culture che si uniscono con un’incredibile sinergia in quest’anime, di cui consigliamo a tutti la visione.

Sakamichi no Apollon (2012)

Finalmente vediamo uno “Slice of Life” tra gli anime di Shinichirō Watanabe. Sakamichi no Apollon è una serie tratta dal relativo manga di Yuki Kodama, prodotta dallo studio MAPPA per una durata di 12 episodi.

Inizio dell’estate del 1966. Per via della situazione lavorativa del padre, lo studente Kaoru Nishimi è costretto a trasferirsi per vivere da alcuni parenti. Sino a quel momento, Kaoru era uno studente modello piuttosto riservato, finché non incontra il “ragazzaccio” Sentaro Kawabuchi con cui fa amicizia, e che piano piano comincia a cambiarlo. Sotto l’influenza di Sentaro, Kaoru scopre il proprio amore per la musica Jazz e scopre anche i valori dell’amicizia vera. E unendo le due cose, scopre quanto può essere divertente suonare insieme a un amico.

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Con la scusa della passione per il Jazz, Watanabe imbastisce una bella storia di amore e amicizia, soprattutto quest’ultima viene sentita come fondamentale per la vita e come stimolo a migliorarsi. Volendo dare una definizione a questo “Slice of life” in una sola parola, direi “poesia” o anche “tenerezza”.

Tutto è trattato in modo semplice, con leggerezza, ma ciò non significa che non ci sia dramma. Non è certo un anime comico, ma non è neppure uno che tratta di tragedie con piagnistei o violenza gratuita: nel background dei personaggi c’è soprattutto del dramma. Chi è sballottato di qua e di là senza farsi amici, c’è chi è povero, c’è chi ha un padre che non lo ama, c’è chi non sa parlare dei propri sentimenti… ma l’amicizia stessa farà sviluppare i protagonisti, perché a differenza dell’amore essa dura per sempre.

In conclusione, “Sakamichi no Apollon”, è un altro buon prodotto, per quanto riguarda il genere, mentre la storia è ben strutturata con un commovente finale, che però non a tutti potrebbe piacere.

Space Dandy (2014)

Space Dandy è probabilmente una delle serie più significative e influenti del suo decennio dal punto di vista produttivo e creativo.  L’opera, di 26 episodi prodotta dallo studio Bones, ha un’ambientazione spaziale estremamente futuristica. Il protagonista è un cacciatore di taglie e come attività di guadagno degli Uron (valuta presente anche in Cowboy Bebop), compie i suoi spostamenti tra un pianeta e l’altro a bordo di una navicella spaziale, insieme alla sua compagnia composta da personaggi particolari. Ancor meno che in “Cowboy Bebop”, la trama è qui ridotta all’osso e l’anime si compone perlopiù di episodi autoconclusivi, in cui assistiamo alle disavventure più assurde di questa strana combriccola.

Dandy, il protagonista della serie, è un cacciatore alieno e il “primo dandy dello spazio”. L’anime è ambientato in un lontano futuro nel quale l’umanità ha raggiunto i confini dell’universo. Dandy vaga in questo mondo, con il suo compagno robot QT, alla ricerca di alieni che nessuno abbia mai visto prima. Watanabe parlando della storia, ha spiegato come Dandy abbia acquistato il suo compagno robotico pensando che fosse un R2D2, ma in realtà si è rivelato una specie di aspirapolvere. Il terzo membro è un gatto alieno chiamato Meow, data l’enorme difficoltà del pronunciare il suo vero nome.

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Come potrete già aver notato, quest’anime ha molte similarità con il sopra citato Cowboy Bebop. Tuttavia, non dobbiamo pensare a una sorta di seconda stagione di “Cowboy Bebop” oppure ad uno spin-off, perché “Space Dandy” è un anime totalmente indipendente e con tante cose da dire allo spettatore, che esprime senza pietà con la sua prorompente forza visiva. Il punto forte della serie è proprio il comparto grafico: vivace, acceso e psichedelico, che travolge lo spettatore in un turbinio di emozioni. Potremmo definirlo il più spensierato ed eccentrico tra gli anime di Shinichirō Watanabe, un vero portento.

Dandy ricorda, più del malinconico Spike Spiegel, lo sweeper Ryo Saeba di “City Hunter”: entrambi amano le donne, hanno una mente tendenzialmente perversa ed emergono come piuttosto pigri, almeno finché qualcuno non stuzzica i loro istinti primordiali. Ciuffo impomatato, gergo da teppista e atteggiamento spavaldo, Dandy è una figura apparentemente povera di sfaccettature, al di là del cafone dal cuore tenero e pieno di risorse. Eppure, in svariati episodi, egli vien fuori come più riflessivo ed enigmatico, una forma di vita misteriosa dalle sconfinate potenzialità, e degno simbolo di una serie eclettica e allucinata.

Insomma, “Space Dandy” è una di quelle serie cui trovo ben poco da recriminare. Una regia capace, sceneggiature intriganti, animazioni straordinarie, musiche bellissime. Non ci sono che superlativi assoluti per descrivere quest’opera.

Terror in Resonance (2014)

In questa seconda collaborazione con lo studio MAPPA, Watanabe da vita ad un brillante thriller psicologico, entrato negli albori come uno degli anime più sottovalutati di sempre.

Tra gli anime di Shinichirō Watanabe ai quali siamo abituati, probabilmente è il più diverso, e si discosta dai suoi precedenti lavori. La storia è ambientata in una Tokyo alternativa. La città è sotto attacco: un gruppo che si fa chiamare “Sphinx” ha cominciato a piazzare ordigni esplosivi in giro per la città e a porre degli indovinelli via internet sfidando la polizia a risolverli, pena l’esplosione della bomba. Gli Sphinx, in realtà, sono due ragazzi i cui nomi sono costituiti da numeri: Nine e Twelve, che sembrano far questo per raggiungere un obiettivo ben preciso.

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Una trama sensazionale che, con solo 11 episodi, fa ragionare molto e non è assolutamente banale. Ogni azione, ogni fenomeno e ogni soluzione hanno un proprio ruolo che porterà alla composizione finale di un puzzle che rivelerà la triste verità che affligge i due ragazzi. Un finale drammatico e realistico non da meno rispetto alla storia.

L’anime è davvero accattivante e tiene incollati allo schermo, poiché non assistiamo solamente alla classica indagine poliziesca in un contesto terroristico, bensì a un riadattamento di questo scenario familiare: l’arricchimento dovuto alla risoluzione di indovinelli mitologici lanciati dai due ragazzi alla polizia, ad esempio, è una chiara dimostrazione di quanto quest’anime sia diverso dagli altri che appartengono al suo stesso rango. Come lo sono anche i flashback incentrati sul passato dei due protagonisti che ricorrono numerosi nella narrazione, strutturati molto bene e che trasmettono quel pizzico di curiosità allo spettatore.

Il comparto tecnico è assolutamente eccelso, con grafica e animazione spettacolari. Il comparto sonoro è veramente spettacolare, con OST mozzafiato, un opening meravigliosa e una ending molto più triste rispetto all’opening, ma non da meno. Disegni particolari e originali, caratterizzati da contorni delicati ed espressivi, che si addicono molto alla natura dei personaggi.

Per finire, quest’anime è molto caratteristico, lo consiglio a chi gradisce i gialli o i thriller, ma soprattutto agli amanti del vero drammatico, quel drammatico che lascia senza parole, cruciale e profondo.

Carole & Tuesday (2019)

Come avrete notato, abbiamo parlato di musica in tutto l’articolo. In praticamente tutti gli anime di Shinichirō Watanabe, la musica è un elemento costante. Essa non è solamente un elemento di supporto infatti, ma un vero e proprio mezzo per trasmettere storie ed emozioni. E allora cosa c’è di meglio di un anime sulla musica?

L’ultimo arrivato in casa Watanabe, è un ONA prodotto dallo studio Bones che conta 24 episodi. In un’epoca dove l’umanità ha colonizzato il pianeta Marte, Carole vive nella metropoli marziana di Alba City guadagnandosi da vivere con lavori saltuari, ma coltivando il sogno di diventare musicista. Un giorno incontra per caso Tuesday, una ragazza benestante appena scappata di casa con solo una valigia e la sua chitarra acustica Gibson, anche lei col sogno della musica. Le due ragazze non lo sanno ancora, ma la loro amicizia rivoluzionerà di lì a poco tutto il campo culturale e musicale, ormai da troppo tempo coltivato unicamente dalle IA visto che l’apporto creativo umano sembrava ormai esaurito.

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Partendo da questa premessa non sembrerebbe un anime che possa intrattenere per tutta la sua durata. Invece riesce a far rimanere attaccati allo schermo, soprattutto grazie alle varie tracce della colonna sonora, che sono delle vere e proprie Hit.

Ciascun episodio ha come titolo quello di una canzone famosa e la musica è la vera protagonista, con una colonna sonora originale eccezionale. Alcuni pezzi cantati da Carole e Tuesday rimangono impressi al punto che ogni tanto ci si ritrova a canticchiarli, primo fra tutti “The Loneliest Girl”, primo pezzo delle due ragazze.

Il disegno è stupendo e molto particolare. Le linee sono morbide e i contorni sono definiti non in nero ma con un colore trasparente. Se l’ambientazione poteva far pensare a un prodotto sulla falsa riga di “Cowboy Bebop”, ci si sbaglia alla grande, poiché di fantascientifico c’è ben poco, e ci si focalizza quasi esclusivamente sulle gare musicali. Sebbene siano importanti i rimandi alle IA, che affiancano gli esseri umani, e il rapporto tra Marte e la Terra.

“Carole & Tuesday” mette in scena una fauna variegata e variopinta di personaggi. Solo apparentemente sono legati a stereotipi del genere ma, col progredire della storia, regalano le giuste emozioni: DJ eccentrici, manager falliti, modelle apparentemente frivole e senza valori, genitori con forti ambizioni, e così via… Come nelle altre opere di Watanabe, anche i personaggi inizialmente più forti e carismatici, nascondono passato o vite fallimentari, ma anche caratteri forti e determinati coi quali cercano di conquistare i propri sogni.

La storia inoltre, mette al centro anche un problema che attanaglia la società di oggi: il razzismo. Abitanti della Terra odiati da quelli di Marte, che fanno di tutto per liberarsene. Un problema che entra anche nella storia delle due ragazze, essendo Carole originaria della Terra.

In conclusione, quest’anime è una vera e propria “piccola perla”, capace di saper far emozionare con la sua immensa dolcezza, con un finale mozzafiato che ribalta le aspettative iniziali del pubblico.

Menzioni speciali

Oltre agli anime di Shinichirō Watanabe sopracitati, il brillante director ha collaborato anche a due film:  “The Animatrix” e “Genius Party”. Entrambi sono una raccolta di cortometraggi, nella quale Watanabe si è occupato della realizzazione di uno in ciascuno di essi.

In “The Animatrix” (2003) si raccolgono cortometraggi ispirati dal film Matrix, così come si può capire dal titolo.  L’episodio di Watanabe è interamente in bianco e nero, ed è presentato con il titolo “A Detective Story”. Narra la storia del detective privato Ash, che viene inaspettatamente assunto per un misterioso incarico: catturare una pericolosa hacker chiamata Trinity, già molto conosciuta nel giro del malaffare. Ash tuttavia ha già un brutto presentimento riguardo all’indagine che gli hanno affidato, in quanto tutti i detective privati che hanno accettato il caso sono morti o impazziti.

A Detective Story Shinichirō Watanabe

A Detective Story (The Animatrix)

Trovando alcuni indizi sulla storia di Alice nel Paese delle meraviglie, il nostro detective inizia a chattare con tutti gli hacker che hanno avuto a che fare con Trinity. Ash riesce infine a mettersi in contatto con Trinity incontrandosi infine su un treno. Tuttavia ciò era un test messo in atto da Trinity, in quanto lei aveva intuito che Ash è uno di quei pochi che rifiuta Matrix e che cerca la libertà. Questo episodio può indicare come una delle versioni precedenti di Matrix, fosse stata modellata sul tempo degli anni 40 e come Trinity in passato prima che incontrasse Neo, abbia cercato di aiutare altri individui che volevano liberarsi da Matrix.

In “Genius Party” (2007) sono presentati 12 cortometraggi, che inizialmente erano pensati come un’unica opera. 7 sono presenti in “Genius Party” mentre i restanti 5 sono in “Genius Party: Beyond”. “Baby Blue”, il corto di Watanabe, si trova nel primo di essi. La storia narra di due liceali giapponesi che si regalano una giornata fuori da scuola, fuggendo verso il mare. I due sono amici dall’infanzia, e l’insolita giornata si rivela essere alla fine l’addio del ragazzo, che il giorno dopo si trasferirà in un’altra città. Buoni i disegni e l’animazione, ma il corto si distingue specialmente per i ritmi di narrazione, i silenzi, e il modo in cui esprimendo ben poco, i personaggi riescano a far percepire le proprie sensazioni.

Baby Blue Shinichirō Watanabe

Baby Blue (Genius Party)

Il viaggio nel mondo di Watanabe finisce qua. Speriamo che abbiate apprezzato gli approfondimenti (o la scoperta) degli anime del Maestro Watanabe. Speriamo anche che possiate compiere con felicità la visione delle sue opere! E chissà che non vi innamoriate anche a voi di queste serie… Vi ricordiamo, prima di lasciarvi, che potete dare un’occhiata al resto della nostra sezione dedicata agli anime per altri articoli come questo, guide e news!

Articolo a cura di Mobunaga

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