Speciale Tokyo Game Show 2017: Giochi per veri giapponesi!

Eccoci tornati a parlare del Tokyo Game Show 2017, conferenza che si tiene annualmente nel paese del Sol Levante per catalizzare l’attenzione e la passione dei videogiocatori orientali.
Non solo, infatti l’occasione ha anche risvolti internazionali, per il “semplice” fatto che il Giappone è stata una delle culle di creatività che maggiormente ha contribuito allo sviluppo del nostro amato medium, con la produzione di giochi giapponesi che han finito per prendere piede un po’ in tutto il globo.

Ovviamente, non va certamente considerata meno importante l’appartenenza a tale paese di due delle più grandi aziende produttrici di macchine da gioco a livello mondiale!

Immagine promozionale del Tokyo Game Show 2017

La key Art per il Tokyo Game Show 2017

Ebbene, se Nintendo ha bellamente deciso di trascurare la fiera a livello mediatico, così non è stato per Sony. Il colosso fondatore dell’imponente brand PlayStation, da sempre protagonista all’evento grazie alle sue conferenze, ha voluto anche quest’anno dedicare un’oretta e un quarto circa a coltivare le aspettative della sua fanbase nipponica.

Si è presentata, dunque, con una line-up di titoli tra i più disparati: alcuni più rilevanti a livello mondiale, ad esempio Ni no Kuni 2, altri sotto forma di riedizioni o di seguiti, come Dragon’s Crown Pro.

Tra tutte le opere presentate a questo Tokyo Game Show 2017, però, ve ne sono alcune decisamente non per tutti. Si tratta di prodotti specifici, o quasi, per il pubblico dagli occhi a mandorla, produzioni che non possiamo definire in altro modo che “giochi giapponesi”.
Titoli dal gusto spiccatamente nipponico, che difficilmente potrebbero aver successo fuori dalla terra natia, proprio perché concepiti per soddisfare le abitudini videoludiche locali.

Ma ora, bando alle ciance: vediamo insieme questa fantomatica lista!

Giochi d’azione, secondo i giapponesi

Se vi chiedessimo di pensare a degli shooter 3D giapponesi, quanti di voi sarebbero in grado di tirar fuori una folta lista di titoli di qualità?
Pensandoci, non risulta affatto semplice richiamare alla mente un catalogo abbastanza nutrito di giochi FPS o TPS di origine nipponica, ed è facile finire a pensare a casi dalla risonanza mondiale come Vanquish di Platinum Games (anch’essa opera di nicchia, tra l’altro).

Non è vero, tuttavia, che tali titoli non esistono; solo, non sono come noi occidentali ci potremmo aspettare.

Ecco i trailer – mostrati proprio a questo Tokyo Game Show 2017 – di Earth Defense Forces 5 ed Earth Defense Forces: Iron Rain. Si tratta di due nuovi capitoli per una serie di giochi giapponesi piuttosto prolifica, che oltre ad essere molto apprezzata in patria sembrerebbe essersi ritagliata un certo, limitato seguito anche nel resto del mondo.

Il motivo per cui questo tipo di giochi fa parecchia fatica ad attecchire in territori esterni a quelli di sviluppo è piuttosto evidente nei trailer.
I giochi sono pregni di tematiche, concept e gusto tipicamente nipponici: un evidente riferimento ai kaiju, presenza di robottoni ed una struttura totalmente fuori dagli schemi. Il caos a schermo, tanto caro ai gamer asiatici, è un marchio inconfondibile dell’origine, e del target, dei giochi in questione.

D’altronde, è più o meno da sempre che i prodotti creati in questa regione del globo riescono a colpire all’estero grazie a personalità marcate; non è impensabile, quindi, che anche gli Earth Defense Forces riescano a ritagliarsi una propria nicchia nel cuore di chi, nel mondo, potrebbe vederci un cult.

Chi dice Giappone, dice Musou

Ovviamente i giochi d’azione giapponesi sono ben conosciuti nel resto del globo per altre categorie videoludiche. Titoli come i vari Devil May Cry hanno contribuito a plasmare l’idea stessa di action game, per ovvie ragioni qualitative.
Ma se sul fronte degli hack’ n’ slash e dei beat ‘em up a scorrimento sfondiamo una porta aperta, non va certo sottovalutato il successo di un genere che, da sempre amato in terra natia, ha riscontrato un notevole apprezzamento un po’ ovunque negli ultimi tempi.

Chi ne mastica, saprà certamente che ci riferiamo ai musou: giochi giapponesi di combattimento che vedono protagoniste battaglie tra il personaggio da noi interpretato (assieme ad eventuali, sparuti alleati) ed intere orde di nemici.

Come si può facilmente intuire dal nuovo trailer di Dinasty Warriors 9, ultimo episodio ad ora annunciato per la saga capostipite del genere, la struttura ludica di tali opere ruota attorno al concetto di empowerment, ovvero far sentire il giocatore in grado di compiere grandi imprese ed azioni.

C’è davvero poco da spiegare a riguardo: il nuovo prodotto Koei Tecmo, atteso per i primi del 2018 su PS4, è davvero rappresentativo per quanto riguarda la concezione di videogioco musou. Se desiderate avvicinarvi a questa tipologia di intrattenimento, forse questo titolo potrebbe essere per voi la perfetta porta d’ingresso.

Passione nel paese del Sol Levante

Vi starete chiedendo per quale motivo, di punto in bianco, sia spuntato nell’articolo un sottotitolo da pellicola erotica di serie B. Ebbene, il nostro prenderci libertà in tal senso non è puramente goliardico.
Dobbiamo infatti introdurre un paio di giochi giapponesi che possono… sbalordire, a livello di proposta ludica; e questo perché trattano una tematica, la passione appunto, che è vista e vissuta in maniera un po’ controversa nel paese a cui questi prodotti sono dedicati.

Nel caso foste convinti di stare per leggere una dissertazione sulla pornografia e/o argomenti limitrofi, dovrete ricredervi. Non è assolutamente questo il caso, anche perchè difficilmente potremmo vedere intrattenimento di questo tipo sbandierato pubblicamente ad eventi come il Tokyo Game Show 2017.
Il concetto di passione, d’altronde, non ha un’unica sfaccettatura; e questo lo si può notare proprio nel fenomeno tutto giapponese su cui si basa uno dei titoli mostrati in conferenza.

Parliamo di The Idolmaster: Stella Stage, videogioco tratto da una serie anime che tratta l’argomento Idol.

Le figure in questione sono giovani persone che si votano ad una carriera in cui ad importare è la propria presenza.
Come le star occidentali, penserete. Eppure tali presenze nella terra del Sol Levante sono addirittura idealizzate (non solo a livello platonico, come avrete certamente intuito), cosa che le rende perfette per il marketing e per prodotti a tema, come, appunto, anime e videogiochi.

Questo, per l’appunto, ciò di cui tratterà The Idolmaster: Stella Stage, in cui si dovrà aiutare un gruppo di ragazze ad affermarsi come idols; a tale scopo, sarà necessaria tutta la passione dei videogiocatori giapponesi!

I bizzarri Dating Sims

Si ritorna al concetto più “terreno” di passione con Code: Realize, Diabolik Lovers e Variable Barricade, titoli mostrati tra il minuto 33:44 – 34:40 dello showcase, appartenenti al genere delle visual novel, o più precisamente dating simulator.

Obiettivo? Seguire una trama presentata al giocatore sotto forma di testo mediante scenette, in cui l’interazione consiste nel compiere scelte al fine di conquistare il cuore di uno dei personaggi non giocanti.
Insomma, non proprio qualcosa a cui i videogiocatori esterni al Giappone siano avvezzi. Non per niente, questi giochi giapponesi raramente lasciano la terra d’origine.

Giappone, terra di Robot

Tutte le opere che abbiamo citato finora hanno delle caratteristiche che li contrassegnano come prodotti di stampo tipicamente nipponico. Non possiamo certo, però, dimenticarci di trattare un argomento che da sempre contraddistingue la produzione creativa del luogo: i Mecha!
Nessun bisogno di presentazioni per i famigerati robottoni che così spesso popolano anime, manga e videogiochi; non fanno eccezione i giochi giapponesi presentati al Tokyo Game Show 2017, con esempi del calibro di Left Alive.

Pronti dunque a dare un po’ di luce ad un progetto che potrebbe essere, ingiustamente,  passato in sordina. Ci riferiamo a  13 Sentinels: Aegis Rim, nuovo lavoro di Vanillaware, già autori di Dragon’s Crown e Odin Sphere.
Questi developer sono molto apprezzati, ed in generale le loro opere sono tenute in gran conto anche dalla critica. Motivo per cui è consigliabile tener d’occhio questa loro nuova creazione, seppur se ne sappia ancora ben poco.

Purtroppo a tal proposito nemmeno il video riesce a porre rimedio, ma perlomeno possiamo ricavare un’idea riguardo il concept, anche grazie al sito ufficiale.

Sicuro è che giocheremo ad un titolo 2D a scorrimento, e che dovremo ergerci al fianco di studenti giapponesi nell’affrontare una minaccia ancora non definita. L’arma vincente? Ovviamente i nostri Mecha!

A Certain Magical… Mecha!

Per concludere, un paio di parole su un gioco che in tutta probabilità non lascerà mai la nipponica patria.

A Certain Magical Index Virtual-On è un titolo tratto da una famosa serie di anime e manga, che potreste in effetti conoscere. Questa riproposizione in chiave videoludica vede protagonisti dei robot controllati dai personaggi della serie d’origine, che si impegneranno in scontri tra giocatori.

Il trailer è molto esplicativo, ed è certo meglio di qualsiasi parola per descrivere il fulcro del sistema di gioco.

Purtroppo, nel caso foste fan dell’universo da cui sono tratti i personaggi e vi interessasse il gioco, vi dobbiamo consigliare di tenere le aspettative basse. Al momento, infatti, non ci sono piani per una pubblicazione in Occidente, e difficilmente ve ne saranno anche più avanti.

Fonti video: Canali YouTube PlayStation Japan e Push Square

Appassionato di videogiochi e Game Design, oltre a leggerne spera di riuscire a scriverne decentemente. Gioca di tutto, ma ama in particolare Action, GDR e relative ibridazioni: la passione nata con God of War si è sublimata con Dark Souls.

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