Days Gone: John Garvin cerca di convincere gli scettici

Da quando è stato annunciato Days Gone ha saputo raccogliere pareri molto differenti. Se da un lato abbiamo fan storici del team, felici di ritrovare Sony Bend Studio alle prese con un titolo AAA, dall’altro abbiamo giocatori molto scettici. Non a caso il gioco sin dal suo annuncio è stato definito da alcuni come la versione open world di The Last of Us. Per cercare dunque di fugare dubbi e preoccupazioni, Game informer si è recata presso lo studio di Sony Bend, per parlare con il Creative Director John Garvin.

Il fulcro dell’intervista è stato lo scetticismo di alcune persone. La discussione si è infatti avviata in seguito ad un domanda tanto semplice quanto insidiosa, alla quale John Garvin ha risposto in modo soddisfacente.

Cosa rende Days Gone diverso da tutti gli altri giochi zombie? 

A conti fatti se ci pensate, per quanto graficamente il gioco possa essere appagante, risulta essere un altro titolo open world che va ad inserirsi in un genere, quello “zombie”, che nel corso degli ultimi anni ha visto un crescente numero di giochi pubblicati.

Cosa differenzia Days Gone

John Garvin ha risposto alla domanda affermando prima di tutto di essere consapevole del fatto che comunque li chami, Freakers, Clickers o morti viventi, sempre zombie restano. Il Creative Director afferma inoltre che per come la vede lui, da appassionato zombie, il genere legato ai morti viventi non ha ancora raggiunto il punto in cui rischia di stufare l’utenza. Ha poi aggiunto che a dispetto del suo personale pensiero, il team ha lavorato sodo per rendere Days Gone un titolo unico.

Si è un gioco sugli zombie, si è un open world ma come non l’avete mai visto.

Per spiegare cosa rende unico Days Gone, Gravin ha subito tirato in mezzo il mondo di gioco, spiegando che destreggiarsi in un mondo così grande, caratterizzato da una minaccia costante, dove ogni elemento è una variabile capace di determinare vita o morte, non è affatto una cosa semplice. Ciò rende l’esperienza di per sé profondamente diversa rispetto alle altre.
Per rendere poi l’idea più chiara ha spiegato che a differenza di molti altri titoli dove non si fa altro che mietere zombie, in DS è di vitale importanza gestire in maniera oculata le risorse e sfruttare l’ambiente circostante come il rumore dei tuoni per coprire un colpo di pistola, per esempio. Tutto è più realistico rispetto alla norma. Ci saranno viveri da procacciare, pezzi di ricambio per la moto da trovare e persone da tenere alla larga dal proprio accampamento.  Il gioco non vuole essere una “cafonata”, punta all’immedesimazione.

In sostanza ciò che rende unico Days Gone è il suo voler essere un’esperienza realistica.

Il primo nel suo genere, secondo John Garvin

Arrivati a questo punto dell’intervista l’inviato di Game Informer gli ha posto una domanda che qualsiasi videogiocatore avrebbe avanzato.

John io di norma gioco bene o male 6 titoli open world all’anno, e detto tra noi sono anche troppi. Perché dovrei giocare DS, che è un altro open world?

La risposta di John Garvin è stata che Days Gone sarà uno dei primi titoli con una mappa aperta a costituire una costante minaccia per i giocatori. I players non dovranno andare in giro per la mappa in cerca di punti di interesse per attivare guerre tra fazioni, finendo per alternare momenti di calma a momenti di caos. Tutto il mondo di gioco sarà una costante minaccia. Rompere la propria moto durante un viaggio tra le montagne può portare ad una deviazione dal percorso originale per cercare i pezzi di ricambio.

Queste sono in sostanza le argomentazioni del Creative Director. Chissà se il gioco saprà realmente differenziarsi dalla massa.

Fonte: Game Informer.

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